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La Usl non paga nei tempi previsti i commerciandi di prodotti per celiaci

13 aprile 2017 In evidenza, Toscana Nord

Confesercenti in difesa di tanti imprenditori che attendono da mesi i rimborsi. Romoli: "Ci siamo già mossi con la Usl e la Regione per chiedere il rispetto dei protocolli che prevedono un massimo di 60 giorni"

«Nonostante le pubbliche amministrazioni debbano pagare i loro fornitori tra i 30 e i 60 giorni, almeno per quanto riguarda la Usl Toscana nord ovest questi termini non sono rispettati. Ed a farne le spese, ad esempio, sono diversi esercizi commerciali specializzati nella vendita di prodotti alimentari privi di glutine o adatti per le intolleranze alimentari che attendono per mesi i rimborsi previsti».

A sollevare il caso è la Confesercenti, con il suo responsabile area pisana Simone Romoli, in difesa di alcune attività commerciali specializzate in alimenti per celiaci della provincia e non solo. «Stiamo parlando in larga parte di negozi di vicinato a gestione individuale o familiare - spiega - che hanno sottoscritto un protocollo con la ex Usl 5 per avere i rimborsi degli alimenti acquistati da soggetti celiaci o intolleranti. Rimborso che nel protocollo stesso doveva essere saldato al negoziante entro 60 giorni».

Termine non rispettato con problemi evidenti per i commercianti. Ancora il responsabile Confesercenti: «Da noi si sono rivolte attività che devono ancora avere dalla Usl soldi di dicembre 2016, ovviamente relativi a merce che il commerciante ha già pagato ai fornitori. In molti casi il lavoro con i celiaci, attraverso la convenzione con la Usl, copre l'80-90% del fatturato. Pagamenti quindi che ritardano costantemente a fronte di spese fisse che il commerciante paga ogni mese».

La Confesercenti si è mossa nei mesi scorsi con la Regione per far presente i gravi disagi. «Abbiamo ricevuto una risposta dalla segreteria del governatore Rossi - racconta Romoli - che ha rimandato il problema alla Usl locale. A questo punto abbiamo incontrato un dirigente dell'azienda che ha sua volta ha dato colpa alla Regione. Secondo la Usl, infatti, le fatture vengono liquidate nei termini previsti a livello di adempimento, ma poi quelle cifre devono essere coperte dai fondi regionali che ritardano. Un cane che si mangia la coda, ma a farne le spese sono gli imprenditori. Con ricadute anche sui consumatori che, giocoforza, vedono ridursi la gamma di prodotti a disposizione per le difficoltà di pagare i fornitori».

La Confesercenti intende andare in fondo alla questione chiedendo un nuovo incontro con la Usl. «La vicenda è assurda ma anche chiarissima - attacca Romoli -. C'è una normativa nazionale che impone il pagamento entro 60 giorni e deve essere rispettata da parte della Usl. Se poi l'Usl deve anticipare quei soldi rispetto alla Regione è un problema suo che deve risolvere con l'ente, non certo scaricarlo sui commercianti. Alla Regione chiederemo poi di adottare il modello di altre realtà come Umbria, Basilicata e Lombardia, in cui si utilizzano carte prepagate per ovviare ai ritardi».

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