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Non si trovano lavoratori stagionali? Ecco la posizione di Fiepet Toscana Nord

29 aprile 2022 In evidenza, Locations, Lucca, Pisa, Versilia, Massa Carrara, Valdera, Valdicecina, Monti Pisani, Toscana Nord

Il presidente Francesco Bennati: "Dobbiamo tornare a rendere il lavoro più appetibile per i giovani e soprattutto più qualificante".

“Dopo le parole di Alessandro Borghese è ripartito il dibattito interminabile, ormai anche stantio, sul lavoro estivo negli esercizi turistico recettivi, con prese di posizione le più disparate che trasformano la discussione, soprattutto sui social, in una competizione da "like" senza tirare fuori nessuna soluzione di merito. Il mio intento non è quello di dare contentino a qualcuno della categoria, ma di cercare di mandare un messaggio per affrontare un problema, molto, molto complesso, che non sarà risolvibile con barricate sindacali difendendo l’indifendibile per tutelare una parte o l’altra”.

Queste le parole del presidente Fiepet Toscana Nord Francesco Bennati sul dibattito sulla mancanza di personale sollevato dalle dichiarazioni dello chef romano. “Il personale non si trova e questo è un dato di fatto, ed è il punto di partenza – spiega Bennati -. Da questo ineluttabile punto dobbiamo porci le domande. Il perché non sta nelle chiacchiere da bar per cui "I ristoratori pagano poco", certo non possiamo non far finta che ci siano personaggi in ogni categoria che vivono le regole a modo loro, ma credo che sia anche profondamente ingiusto mettere tutta la categoria alla gogna mediatica, come ho già detto non siamo tutti irrispettosi delle regole, anzi la parte silenziosa e professionale è numericamente molto superiore rispetto ai furbetti”.

Secondo il presidente Fiepet Toscana Nord “le cause principali sono da attribuirsi ad un sistema professionale che non da soddisfazioni e soprattutto alla mancanza di contratti più specifici per il settore. La professionalizzazione non avviene per motivi sia scolastici che culturali. Purtroppo il  modello alberghiero è un modello educativo più che valido se trasportato a trenta anni fa. Manca una vera riforma didattica che riporti la preparazione teorico pratica ai livelli necessari nel contesto attuale. L’esperienza sul campo poi non e acquisibile con le sole dinamiche scolastiche e nemmeno con i brevi stage formativi. La cosiddetta “gavetta” è  essenziale per completare il quadro formativo”.

Ancora Bennati. “Al contempo ci troviamo con una generazione formata su canoni di redditività fuori dalle competenze oggettive, imparano a scuola un mondo lavorativo che non esiste più e hanno delle pretese economiche non solo superiori al contratto nazionale ma ben oltre anche le proprie competenze tecnico pratiche. Inoltre si aggiunge anche il problema degli orari che, nel settore turistico ricettivo, si sintetizzano nel "lavori quando gli altri si divertono”. Dobbiamo tornare a rendere il lavoro più appetibile per i giovani e soprattutto più qualificante. Come? Agendo da tre  i fronti: da lato sindacale lavorativo accettare che per il settore turistico ci vogliono contratti flessibili de-tassati per i fine settimana e festivi, per non incidere sull’impresa e al contempo aumentare la retribuzione oraria netta. Dal lato politico invece dobbiamo analizzare che negli ultimi  dieci anni abbiamo assistito ad un falso aumento occupazionale, grazie alle liberalizzazione, ma al contempo ad un netto peggioramento della qualità, sia in termini di durata occupazionale, sia in termini di crescita dei carichi di lavoro. Un contratto dedicato detassato,  per i fine settimana e festivi, non solo permetterebbe di risolvere le problematiche di flessibilità aziendali ma combatterebbe il lavoro nero e lascerebbe qualche soldo di più in tasca a chi si inserisce in questo contesto lavorativo. E' anche chiaro, al contempo, che la politica delle liberalizzazioni selvagge e senza regole ha causato non solo un impoverimento qualitativo del mercato ma anche un peggioramento delle attività esistenti come si dice "anche un bonsai fa la sua ombra" e non è un modo di dire, ma un effetto strutturale di una riforma tipica italiana fatta a metà. Sono sempre stato per una libera concorrenza, a patto che essa abbia delle regole di gioco identiche, per tutti. Ad oggi ci troviamo a giocare una partita con squadre che hanno regole diverse. Aziende che nascono con finanziamenti a fondo perduto di fronte ad aziende storiche che non hanno nessun aiuto per rinnovarsi, anzi spesso impossibilitate proprio da regole tecniche che non permettono un adeguamento funzionale ai tempi a un mantenimento solo allo status attuale. Un esempio su tutti molti circoli che troppo spesso sono ristoranti autorizzati con meno tasse e regole, ben lontani dal loro scopo originale, che personalmente condivido, che tutt’altro fanno che mantenere le tradizioni territoriali e la loro valorizzazione. Se vogliamo che il lavoro nel settore turistico ricettivo torni ad essere professionalizzante dobbiamo garantire più occupazione buona, e per fare questo dobbiamo regolamentare il mercato”.

La conclusione. “Il terzo punto riguarda la categoria stessa. Meno Masterchef e più studio, meno improvvisazione e più formazione, comprendere che i tempi cambiano e l’impresa deve adattarsi è un punto di partenza. Se il personale non c'è per un motivo economico non è colpa nostra, ma se il lavoro non è gratificante, in termini professionali, la domanda ce la dobbiamo porre. Negli ultimi anni abbiamo rincorso le mode, accettato il mercato senza provare mai a condizionarlo, senza mai dare al cliente un’indicazione. Ecco la risposta al problema: sedersi ad un tavolo, analizzare la situazione, lasciando a casa l’emotività e le bandiere della propria curva”.

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