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Vendita per asporto, richiesta ai sindaci di includere anche le bevande

25 aprile 2020 In evidenza, Locations, Toscana Nord

Il presidente Confesercenti Toscana Nord Alessio Lucarotti: "Ci siamo mossi ufficialmente alla luce dell'ordinanza del sindaco di Firenze Dario Nardella".

“Abbiamo provato in Regione a modificare l’ordinanza sull’asporto che limita la vendita solo ai prodotti alimentari escludendo la possibilità di vendita delle bevande. Una ordinanza, per la quale troppo presto qualcuno ha cantato vittoria, che l’assessore Ciuffo ha ribadito come intoccabile. Per questo ci appelliamo ai nostri sindaci affinchè la correggano con una propria ordinanza prendendo ad esempio quella già firmata dal sindaco di Firenze Dario Nardella”.

E’ il presidente Confesercenti Toscana Nord Alessio Lucarotti a tornare sulla questione delle vendite per asporto per bar, pasticcerie, gastronomie, ristoranti e pizzerie, che sta causando perplessità tra gli operatori per l’esclusione delle bevande. “Operatori – dice ancora Lucarotti – che non hanno compreso la diversità tra la vendita a domicilio, dove le bevande sono consentite, e quella da asporto. Non vediamo il problema se chi va a prendere al locale un pranzo, una pizza o le paste, non può uscire anche con una bevanda. Abbiamo atteso che la nostra richiesta di allargare l’asporto anche alle bevande fosse supportata da un atto ufficiale, quello appunto del sindaco Nardella, per proporre anche ai nostri primi cittadini di compiere lo stesso percorso. Percorso che formalizzeremo in maniera ufficiale con i nostri responsabili d’area”.

Il sindaco di Firenze ha infatti chiarito che la vendita per asporto deve intendersi per alimenti e bevande e riguarda le attività di ristorazione, pasticcerie, gastronomie, rosticcerie, sia artigianali che commerciali, compresi i posteggi su area pubblica di generi alimentari. La conclusione del presidente Confesercenti Toscana Nord: “In queste settimane di lockdown i nostri imprenditori, soprattutto quelli dei settori che sono rimasti chiusi, hanno dimostrato senso di responsabilità. Ma ora la fase 2 non è più rimandabile. Attendono quindi date certe e prescrizioni chiare, univoche e soprattutto realizzabili e sostenibili per poter riaprire e conservare il loro lavoro e quello dei propri collaboratori e dipendenti. La Toscana ha, per fortuna, contenuto il contagio grazie allo sforzo di tutti. Possiamo quindi pensare a ripartire, magari già con un piccolo passo come la modifica di questa ordinanza”.

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