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Voucher, le modifiche vanno contro le aspettative degli imprenditori

10 marzo 2017 In evidenza, Toscana Nord

Settori come il turismo hanno bisogno di questo strumento che non può essere ristretto solo alle attività senza dipendenti.

“La modifica dell’utilizzo dei voucher per evitare gli abusi, in discussione adesso in Parlamento, va nella direzione opposta rispetto alle attese degli imprenditori. Anzi, potrebbe addirittura favorire nuovamente il lavoro nero”.

Questo il commento di Antonio Veronese, imprenditore nel campo della ristorazione e presidente della Confesercenti pisana, all’annuncio delle modifiche all’utilizzo dei voucher. “L’ipotesi di restringere l’uso dei buoni lavoro alle sole attività senza dipendenti – dice ancora Veronese - vorrebbe dire, di fatto, precluderne l’accesso al 40% delle imprese. Con chiare conseguenze negative, in particolare sulle realtà imprenditoriali meno strutturate, che hanno maggiori difficoltà a gestire il lavoro non programmabile. Un esempio? Un ristoratore che improvvisamente rimane senza un cameriere il sabato sera. Adesso come dovrà fare?”.

Il presidente di Confesercenti ribadisce come i voucher potevano essere uno strumento ad hoc in una situazione economica senza precedenti. “E’ vero che oggi il mercato è più flessibile del passato ma anche più instabile, visto che ad esempio nella nostra provincia quasi la metà delle imprese dura meno di quattro anni. Per questo era importante creare uno strumento per regolamentare tutte quelle prestazioni occasionali che nelle imprese non possono essere inquadrate in rapporti di lavoro tradizionale. Soprattutto in quei settori come il turismo, che si trovano a dover fronteggiare aumenti imprevedibili ma momentanei dell’attività”.

Veronese entra nelle specifico della riforma dei voucher: “Riforma che deve tenere conto dei reali bisogni delle imprese, senza dimenticare i passi che sono già stati compiuti per migliorare lo strumento come l’introduzione della tracciabilità che ne ha già fortemente circoscritto l’uso. Secondo nostri dati, in provincia di Pisa, i lavoratori pagati con questo strumento hanno guadagnato in media 600 euro lordi all’anno a testa. Somme ben lontane dalle remunerazioni percepibili attraverso un lavoro continuativo – conclude il presidente Confesercenti Pisa -; il 63% percepite da persone con un’altra fonte di reddito in cerca di un’integrazione. Il restante 37% soprattutto da studenti o da persone inattive o non occupate che colgono occasioni di guadagno. Ci sfugge come toglier loro questa possibilità possa essere un fatto positivo, soprattutto in un Paese caratterizzato da livelli di disoccupazione e povertà preoccupanti”.

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